• Giancarlo Pavan

Pizzoc



Eravamo quasi a primavera, non era cadutra molta neve in quell'inverno appena trascorso e la situazione in montagna non era tra le migliori, le salite alle cime potevano presentare anche grandi problematiche determinate da ghiaccio e cumuli instabili in alcuni siti. Si poteva come salire senza sci e da giorni pensavo a una cima da salire con Susi.

Il Pizzoc non l'avevo mai salito e mi richiamava continuamente con quel suo occhieggiare dalla pianura, la sua verticalità invita l'alpinista a muoversi verso l'alto delle sue rocce.

Così partimmo presto e andammo verso San Gregorio per poratrci all'attacco della salita.

Susi era eccitata al massima dagli odori di selvaggina evidentemente abbondanti nei boschi alla base della montagna. L'ambiente naturale della zona è abbastanza selvaggio e impervio, la salita è spesso faticosa e necessità un certo allenamento. Eravamo forti e pronti a quella cima, salivamo veloci e decisi.

Dopo una svolta e prima di una radura incontrammo due cacciatori che se ne stavano appostati con il fucile carico, dissero che avevano avvistato un gruppo di camosci non lontani, Susi annusava con insistenza il terreno e tirava sulla corda che la legava a me. Era abbastanza incontrollabile e desiderava essere liberata. Non lo feci, perchè sarebbe andata dritta a stanare i camosci. I cacciatori però sembravano poco determinati a uccidere quel giorno e me ne rallegrai, li salutai e passammo oltre.

Dopo aver raggiunto velocemente il Bivacco Palìa, luogo interessante con possibilità di ricovero di emergenza, finalmente ci trovammo nella parte alta del percorso, dove finalmente ci si rende conto di essere su una montagna che innalza le sue rocce sulla pianura con una certa personalità; le montagne sprigionano una energia che il vero alpinista percepisce e sente, ricordo quella forte emozione di quel giorno dove peraltro non incontrammo nessuno.

Adesso eravamo usciti al sole, c'erano anche nuvole che si addensavano in alcune parti della parete e in vette vicine. Siamo nel regno selvaggio dei Monti del Sole.

Liberai Susi finalmente, ora poteva arrampicare tranquillamente scegliendo il suo percorso. Sorseggiai del thè caldo e ripresi subito il traverso fino alla forcelletta che doveva portarci verso la cima. Lì era evidente che sarebbe stata dura, c'era un grande cumulo di neve dura e ghiacciata che creava quasi una cresta, una lama, si sarebbe dovuto usare almeno la piccozza se non i ramponi. Ma c'era anche un salto di rocce non facile. Approcciai il passaggio con trepidazione perchè non ero certo che Susi avrebbe potuto. Ma non ci fu bisogno di tante preoccupazioni, lei era già impegnata al massimo a seguirmi. La tenevo legata alla corda da dieci metri e la aiutavo a sollevarsi nei tratti più verticali. Piantava le unghie sulla neve ghiacciata come un impeccabile rampone, tesa e impegnata. Ebbi timore a un certo punto perchè mi pareva che non ce la facesse, anch'io dovevo stare molto attento a dove mettevo mani e piedi, gli appigli erano ghiacciati come gli appoggi per i piedi.

Ci volle un certo a tempo a passare di là, Susi mi soprprese ancora una volta per la sua forza e abilità e quando uscimmo stanchi e tesi dal passaggio la abbracciai e accarezzai il musetto a lungo e lo baciai. I suoi occhietti felici mi guardavano con quella nobiltà e orgoglio che erano suoi.

Ora c'erano le ripide rocce finali, però a sud e dunque quasi del tutto pulite, senza ghiaccio.

Fu una gioia piena arrivare in quella vetta stupenda. La croce spuntò svettante con la sua bandiera, eravamo sul Pizzoc e tutte le selvagge cime dei Monti del Sole erano all'altezza dei nostri occhi. Una sottile nebbia sulla pianura rendeva il paesaggio affascinante e il sole scaldava l'aria fredda.

Susi arrivò in cima per prima, come sempre e mi aspettò scodinzolando, mi venne incontro e ci abbracciammo felici, baciai a lungo il suo musetto.

Rimanemmo lì sopra con calma e in silenzio, Susi si accucciò vicino a me guardando verso la pianura e annusando di tanto in tanto l'aria sottile del Pizzoc.







227 visualizzazioni2 commenti
@2017 - Giancarlo Pavan - domusartstudio   info@gikopavan.com