• Giancarlo Pavan

La mia storia d'amore con Matley


La mia storia d’amore con Matley inizia quasi 5 anni fa su insistenza di mia figlia, il nostro primo cane, un maltese, un secondo figlio. I primi anni trascorrono imparando a conoscerci rispettandoci, amandoci, tra scoperte, nuove conoscenze di cani e persone, raduni di maltesi, corso di addestramento, corse al mare e in montagna inseguendo la sua pallina arancione, girando l’Italia per accompagnare come mascotte la sorella umana giocatrice di basket, anni felici fino a quel 20 agosto 2016 quando, tornati di corsa dalle vacanze ed entrati in clinica per una colite acuta di Matley, siamo usciti con una diagnosi di shunt portosistemico, un fegato che non funziona e un corpo intossicato dall’ammonio; “non arriverà ai quattro anni” dissero i veterinari non capacitandosi di come avesse fatto a vivere tre anni e mezzo, eppure aveva sempre corso, camminato poco, a nanna presto la sera, talvolta poco appetito, ma niente che facesse pensare ad una malattia ereditaria congenita tanto grave. Iniziano subito i giri per le cliniche, i colloqui con veterinari e chirurghi, con la morte nel cuore proviamo a curarlo con farmaci ogni due ore, ma nulla cambia, anzi peggiora e allora decidiamo che la vita deve essere vita, va vissuta con dignità al massimo delle possibilità,

Matley dovrà tornare a correre e il 27 settembre, dopo aver fatto la Tac, viene operato. Quel giorno incrociando il suo sguardo l’ultima volta prima che il veterinario lo facesse addormentare con il terrore di non rivedere mai più quei due grandi occhi marroni, ho capito quanto grande fosse il nostro amore, quanto forte il mio legame con lui, mi sono chiesta come avrei fatto senza di lui, e mentre trascorrevano quelle lunghe ore seduta su quella sedia di plastica sobbalzando ogni volta che si apriva la porta del reparto, pensavo a quanto avevo imparato da lui, a quanto mi avesse arricchita emotivamente, a quanto quel piccolo batuffolo di soli cinque kg mi avesse cambiato la vita in modo irreversibile. La sua sorellina maltese di pochi mesi lo aspettava a casa, era arrivata da poco per fargli compagnia, stavano imparando a conoscersi, proprio ora …

Quando Mat uscì quel tardo pomeriggio sulle sue zampe barcollando un po’, drogato di metadone, con lo sguardo perso venendo verso di noi non lo dimenticherò mai perché fu uno dei giorni più belli della mia vita e il giorno della sua rinascita.


Nei mesi seguenti Matley ci ha insegnato come sopportare il dolore in silenzio senza mai lamentarsi, la piccola Wendy gli è stata sempre vicino sdraiata accanto alla sua cuccia e il giorno in cui sentendosi meglio Mat si è alzato la cucciola ha iniziato a correre impazzita per la casa felice che il suo amico e compagno si stesse risollevando. Per Mat è stato l’inizio di una nuova vita fatta di odori, corse senza più stancarsi, camminate senza venire in braccio, ha fatto controlli mensili sempre tranquillo lasciandosi fare prelievi ed ecografie, il suo sguardo prima un po’ annebbiato è cambiato completamente gli occhi non sono più offuscati ma limpidi e attenti; io sarò per sempre grata al chirurgo che ha fatto un lavoro perfetto e ai veterinari della clinica che ci hanno accompagnato per un anno e mezzo fino a farlo stare finalmente bene. Ora Matley è un cane nuovo, felice, il nostro rapporto si è consolidato ancora di più, siamo un’anima sola, ci basta uno sguardo per capire cosa stiamo provando e il suo nome resterà per sempre l’unico tatuato sulla mia pelle, un amore immenso che spero continui ancora per molti lunghi anni!


Alessia

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