• Giancarlo Pavan

Contemplazione delle altezze

Aggiornato il: 4 feb 2018


Le altezze sono una dimensione inebriante per la mente e lo spirito umano. Le montagne hanno sempre avuto in tutta la letteratura sacra e profana una grande importanza poichè vengono assunte come immagini simboliche per rimandare all'Assoluto. Nella storia biblica la montagna è segno dell'incontro con Dio, della trascendenza e della trasfigurazione. Cioè il passaggio da una dimensione relegata alla materia a quella dell' incommensurabile e invisibile dello Spirito. Nella Sacra Scrittura Mosè incontra Dio nella montagna per ricevere le tavole della Legge, lassù sulla vetta Dio salva l'umanità dalla rovina attraverso quella stessa legge, un atto supremo di Amore. Il Buddhismo trova la sua massima espressione nelle terre alte dell'Himalaya confrontandosi con le dimensioni incredibili e inimmaginabili delle più grandi montagne della terra che portano nomi altamente simbolici e spirituali.

Ma in ogni cultura religiosa e anche in molte tradizioni profane, le altezze, le cime, le grandi elevazioni, sono simbolo e segno del bisogno dell'uomo di entare in relazione con il divino e il trascendente.

Chiunque sale le montagne per diletto o accesa passione, sa che il camminare in montagna, l'alpinismo e le sue espressioni, sono esperienze forti dove ognuno trova una sua dimensione interiore oltre che sperimentare un equilibrio fisico e psichico molto armonico.

Parlare di montagne ed elevazioni significa anche fare esperienza di silenzio e contemplazione. Perchè gli occhi immersi nella moltitudine delle forme della natura, dei suoi colori e le sue forti suggestioni, non possono che entrare in un dialogo profondo, in sintonia con quel silenzio che è tutto tranne che assenza di suono.

Sappiamo che il suono è vibrazione, frequenza, e anche dove sembra regnare un totale silenzio, in realtà sono presenti miriadi di suoni e vibrazioni che hanno la forza di propagare la vita a tutti gli esseri viventi e attraversare la materia.

Dunque contemplare significa posare gli occhi e lasciarli navigare nella multiforme bellezza del visibile che rimanda inevitabilmente alla realtà più trascendente del divino.

Contemplare è anche sentire il vento sui capelli o sul viso, il freddo della neve e del ghiaccio, il calore del sole, la purezza delle acque.

Per chi crede, Dio è visibile in questa bellezza del creato; Egli esprime il suo Amore nell'armonia di ciò che esiste e che noi, solo in parte, partecipiamo. Il creato è il suo Santuario e anche il nostro.

Per un non credente comunque le altezze comunicano l'inesprimibile forza del non-dicibile, di ciò che si vede e di cui non si parla. Questa è la contemplazione.

Restare soli e muti nella pienezza del proprio essere davanti al visibile e all'invisibile, percepire la dimensione sonica in cui siamo immersi.

Nella contemplazione delle altezze noi ritroviamo la vera dimensione della nostra esistenza fisica e spirituale, nello sguardo ampio ed emozionante del mondo da una alta montagna, noi comprendiamo la relatività dell'essere e al tempo stesso la sua immanenza, facciamo esperienza dell'eterno.

218 visualizzazioni
@2017 - Giancarlo Pavan - domusartstudio   info@gikopavan.com