• Giancarlo Pavan

ANIMA DI MONTAGNA


La prima volta che i miei occhi videro la montagna fun all'età di cinque anni, quando i miei zii mi portarono con loro, in settembre, a Levico, sui Lagorai. Ricordo ancora bene il lago che era un luogo di divertimento sebbene piuttosto mondano. Ma ancor di più mi rimane il ricordo del magnetismo che in me la montagna esercitava in generale, soprattutto quando dalla finestra scorgevo qualche cima e cercavo di individuare una possibile via di salita.

In qualche modo l'alpinismo era già in me, era un moto della mia anima, sebbene fossi un bambino. Disegnavo nel mio piccolo quaderno, continuamente, scene di tramonti in montagna, cime aguzze (anche se le Dolomiti non le avevo ancora viste) che salivano verso il cielo e soli rossi che tramontavano presso le forcelle. Immancabilmente c'erano uccelli che tornavano al nido. Da allora il fascino per i boschi, i prati e le cime delle montagne non smise mai di rapirmi finchè verso i 16 anni finalmente riuscii a vedere e frequentare le Dolomiti. Fu amore a prima vista, quell'ambiente forte e misterioso, quelle crode di bellezza inenarrabile mi rubarono l'anima e furono per me il teatro dei miei sogni più arditi.

Desiderai l'alpinismo con tutto me stesso e iniziai le prime salite su roccia, ricordo ancora qualche anno dopo le prime salite con la corda, in sicurezza molto precaria, poichè non si conoscevano ancora bene le manovre, rischiammo anche ma c'era un fuoco inestinguibile di desiderio a salire. Le Dolomiti di Sesto sono state il primo amore, la Croda Rossa fu forse una delle mie prime cime Dolomitiche raggiunte in autonomia, poi la grande traversata della Cengia Gabriella fino alla Croda dei Toni, potente vetta di Sesto.

Volevo continuamente esplorare i gruppi dolomitici, e sono grato alle grandi guide di Luca Visentini che con il suo entusiasmo per un alpinismo fuori moda ma autentico, mi portò a scoprire le bellezze delle Dolomie. La mia anima aveva trovato un terreno dove respirare appieno: quelle montagne, in tutte le stagioni erano per me il luogo di incontro con l'Assoluto.

Ho vissuto la mia giovinezza in compagnia delle rocce ma anche dei boschi e dei loro silenzi, del loro sacrosanto mistero e fascino.

Ho salito anche da solo cime non facili, itinerari spesso inventati, secondo il mio intuito. Nella Moiazza feci la mia prima esperienza solitaria invernale dormendo all'aperto a quasi 2700 metri, bloccato da uno spessore importante di neve fresca nel tentantivo di raggiungere la Moiazza sud. Fu la prima notte in cui compresi l'importanza della luce, non potevo addormentarmi per paura di non svegliarmi più. Avevo 22 anni e ricordo ancora le piccole luci lontane dei paesi a fondovalle che mi facevano compagnia nella lunga, interminabile notte.

Scesi il giorno dopo, con una giornata di sole al Duran, dove Beniamino mi vide da lontano e mi preparò un piatto di gnocchi memorabile.

Quando io e Sonia ci sposammo, desiderammo la Val di Funes, dopo averla vista ce ne innamorammo e fu per sempre un luogo di elezione spirituale, ci tornammo per quasi trent'anni.

Ci sposammo il 26 giugno del 1993 a San Pietro nella bella Chiesa Parrocchiale.

La montagna mi accolse sempre per sanare le ferite della mia anima. Partii ferito e tornai sempre guarito e conosolato.

I monti sono là sempre, specchio della mia anima. Anima di montagna.

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